La prima notte non si scorda mai

Ieri notte, alle 20:00, iniziava il mio primo turno in ambulanza con il 118. Ma non era solo il mio primo turno di primo intervento, era il mio primo incarico, la mia prima esperienza, il mio primo vero “giorno di lavoro” inteso in senso marxiano e, cioè, eseguito e retribuito. L’ansia mi assaliva dal secondo successivo al quale avevo dato la mia disponibilità al coordinatore dei medici del primo soccorso della Bassa Val di Cecina e, nonostante le sue rassicurazioni, il mio stomaco si apriva con difficoltà da almeno 12 ore. Pensavo a tutto ciò che mi sarebbe potuto accadere e a come avrei dovuto agire, quale protocollo attivare, quale procedura iniziare. Cosciente di avere una ottima preparazione teorica, hai sempre il dubbio di non essere all’altezza della situazione reale. Solo l’esperienza e l’abitudine ti scacciano via dubbi e incertezze ma, io ero all’inizio di questo lungo percorso che era la mia vita professionale.

Vestito di tutto punto, esco di casa fra gli immancabili incoraggiamenti dei miei immancabili familiari; Juli mi fa da autista e da sostegno fino all’arrivo alla postazione. Ora sono io. Entro. Tempo zero, la prima chiamata. Crisi Epilettica tipo Assenza a Donoratico. “Via, vai te!” mi dice il medico che sta smontando. Andrò. Vado. A sirene spiegate, seduto davanti, è tutta un’altra storia. Salgo le scale, visito, tutto bene. Mentre faccio il verbale, Codice Rosso a Bolgheri: aggressione. E via così. Medico le ferite. Portiamo al pronto soccorso per motivi medico legali. Rientro in sede…no, altro Codice Rosso a La Zattera. ECG, Saturazione, Pulsazioni, Parametri Vitali. Aveva bevuto un pò troppo, ma stava bene. Rientro in sede. Ore 00:00. Come battesimo non è stato per niente male. Ma non è finita. Ore 02:15. suona quella suoneria inconfondibile e assordante. Crisi asmatica non controllata dalla guardia medica sul luogo. Io sospetto una embolia polmonare. Pronto Soccorso. La lasciamo e torniamo, questa volta definitivamente in sede.

Prima notte della mia vita terminata. Mi sento cresciuto, più grande. La paura era sparita con il passare dei minuti. Ero stato all’altezza del mio lavoro. Niente panico, l’ansia resta come è giusto che sia: l’ansia, entro questi limiti, acuisce attenzione e capacità intellettive.

Grazie a chi c’era, prima, durante e dopo il turno. Grazie ai volontari, impagabili per competenza e simpatia.

La prima notte è passata ma non la dimenticherò mai.

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