London calling

Ci siamo. All’inizio di questa esperienza londinese. Non mi reputo un cervello in fuga, non chiamatemi così. Modestamente, non sono un “cervello”, mi è sempre sembrata una cosa un po’ elitaria e un po’ “da Nerd”. Amo il mio Paese, l’Italia, lo adoro, lo vivo, cerco di cambiarlo in meglio tutti i giorni. Perché parti, allora? Per andare a migliorare il mio inglese. E basta? Per andare a vedere una neurochirurgia d’eccellenza. E poi? Beh, si, i lati oscuri di questa mia povera Italia, quelli per cui, pur essendoti laureato in pari con il massimo dei voti devi aspettare un anno prima di partecipare al concorso per la scuola di specializzazione. E non solo.

Vengo a Londra oggi, per la prima volta da quando ho coscienza e conoscenza se, comprensibilmente, escludo il passato nebuloso dei miei quindici anni in College… Mi aspettavo la pioggia? Si, decisamente. Invece solo “cloudy” e, a tratti, anche “sunny”. Queste le prime annotazioni di un viaggio che comincia. I miei compagni Agostino Cristaudo e Ahmed Qasem sono altri due medici, loro forse più in fuga di me! Ci aspetta in city Alessandro Nuzzo. Lo vedremo in serata.

Cosa mi aspetto da Londra non lo so. Ma penso che mi stupirà, nel bene e nel male. Lo so, ne sono convinto.

Arrivo a Stansted. Bus per Stratford. Arrivo a Stratford. Ciao Lucia, grazie per essermi venuta incontro. Dormirò da te le prossime notti. Grazie per aver ritardato il mio incontro con il drammaticamente dispendioso mondo londinese. Very expensive. Questo appare chiaro dopo solo poche minuti al supermarket. Nevermind, I’m here now. The show has to start. I’m ready.

E adesso?

Cerchiamo casa…

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