Oggi DBS su paziente con Parkinson: the future is now.

Sono sempre più convinto che la neurochirugia funzionale sia una delle strade della medicina del futuro, nonché la strada che vorrei percorrere nella mia vita professionale.

Il paziente di oggi, un giovane paziente con Parkinson ormai resistente alla Levodopa poteva essere costretto ad arrendersi a una delle malattie più debilitanti che conosciamo.

Arrivo in sala operatoria con il Prof. Pavese, uno dei neurologi dello staff del Charing Cross Hospital, l’ospedale che fra poco diventerà la mia seconda casa londinese, almeno per qualche settimana. Il paziente è già immobilizzato, cerchio stereotassico posizionato, pronto per la prima scansione CT. Fusione delle immagini di MRI. Ritorno in sala. Inizia l’intervento. Il mio Consultant, Mr. Nandi (qui i chirurghi si chiamano Mr e Miss), inizia il posizionamento del primo elettrodo che subito viene “checkkato” dai neurologi. Poi si procede con il secondo, più difficoltoso, ma posizionato quasi in sede. Traiettoria perfetta ma troppo in profondità. Si aggiusta. “Checkkato” anche il secondo.

Quando l’elettrodo viene acceso, la rigidità agli arti superiori diminuisce, la precisione del movimento ripetuto aumenta. Il paziente, sveglio come durante tutto il resto dell’intervento, si sente meglio. Sente di poter controllare meglio il proprio corpo e il suo movimento. La soddisfazione è grande o, perlomeno, il paziente e io, seppur per motivi diversi, siamo ambedue entusiasti, very excited, direi.

La DBS (deep brain stimulation) è la tecnica utilizzata, fra gli altri, nel trattamento delle forme di Parkinson resistente alla Levodopa in pazienti sotto i 65 anni e selezionati secondo altri criteri ben precisi (che non è il caso di discutere qui) ma che, ragionevolmente, possono trarre beneficio, appunto, dall’impianto di elettrodi nel talamo ed in particolare nel nucleo subtalamico. La scarica elettrica attiva questi neuroni che, tramite un meccanismo di inibizione dell’inibizione, danno come risultato il miglioramento della sintomatologia parkinsoniana, e, in particolare, il tremore e, ancor più, la rigidità e la bradicinesia.

Decisamente innovativa e, soprattutto, quando ne fai (come qui) praticamente una a settimana, decisamente bello aver fatto la scelta di poter essere qui, adesso.

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