Dic 10

Caro Claudio,
nel ringraziarti per le cose che hai scritto, colgo l’occasione di ringraziare anche tutte le persone a cui “è piaciuta” la mia riflessione pur striminzita nei modi e nei tempi sulla manovra…
Condivido le cose che hai scritto e spero che questo momento di crisi serva per mettere in fila quelle norme di buon senso che un paese del 2012 dovrebbe avere. Dopotutto, storicamente, da un momento di crisi si esce con una ricostruzione o non si esce per niente. E penso come te che tutta una serie di operazioni di verità su privilegi passati e presenti sia ora più che mai irrinunciabile. La giustizia non so se sia il primo punto ma fa parte dei tasselli del mosaico. La giustizia sociale è di certo il cuore del problema, insieme alla valorizzazione del merito.

Qualcosa deve cambiare. Volenti o nolenti.

Eppure…sembra che, quasi per magia, poche ore dopo la mia riflessione, io sia di nuovo consigliere provinciale a tutti gli effetti in quanto dalla manovra è sparita la data del 30 aprile per l’abolizione delle Province e forse non se ne farà proprio di niente! E, devo dire con un certo rammarico poste comunque le mie contrarietà in merito. Non tanto sulla storia delle Province di per sé ma perché non vorrei che come non verranno abolite queste, così non ci sarà il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari e dei consigli di amministrazione e via dicendo… E magari, mi toccherà di ripagare da contribuente queste scelte. La verità è che se ne esce solo se ognuno fa la sua parte e non a parole ma rinunciando, proporzionalmente, ognuno ad un pezzettino delle proprie certezze, delle proprie garanzie e dei propri privilegi. Questo chiedo alla classe dirigente del mio Paese, alle forze sociali e sindacali, a ognuno di noi e, naturalmente, soprattutto a chi ha di più.



Dic 5

Oggi è un giorno particolare. E’ come se fosse cambiato molto. Come cittadino, come giovane, come contribuente, come futuro pensionato, come consigliere provinciale e quindi come facente parte, mio malgrado, della casta che io stesso combatto.

Come Consigliere Provinciale, alzarsi, spesso, due o più volte alla settimana per andare a qualche commissione in Provincia sacrificando tempo personale per lo studio per essere utile al tuo territorio, per provarci comunque, e , da un momento all’altro, pensare che tutto questo non sarà più così perché non è più utile e forse non è mai stato utile, risulta straniante. Andare in Provincia per il gettone di presenza più basso d’Italia che io devolvo al mio partito, alle associazioni del mio territorio e al mio sito internet non penso che sia “rubare” soldi ai contribuenti o essere “casta”. Eppure, se qualcuno mi chiede: <<ma fa bene Monti ad abolire le Province?>>, risponderei SI. MA NON COSI’. Un governo non scioglie una istituzione nemmeno in un momento di crisi perché questo diventa un precedente. Anzi,un precedente ce l’ha già. E allora? Allora avrei abolito le Province allo scadere di questo mandato, avrei dimezzato i compensi, avrei ridotto all’osso i rimborsi, avrei abolito anche i gettoni di presenza, avrei abolito le giunte e avrei lasciato i consiglieri a lavorare con gli uffici e le commissioni sulle funzioni proprie dell’Ente. Avrei chiesto alla Regione di istituire livelli intermedi fra comuni e regioni. Magari 3 in Toscana, come le aree vaste, un coordinamento delle varie zone, a costo zero, naturalmente.

Come giovane ringrazio Monti per avermi salvato, per avermi garantito di vivere in un Paese con l’euro e facente parte a pieno titolo dell’Europa. Lo ringrazio perché, forse, avrò garantita una pensione. Spero che permettano, a me e ai miei coetanei, un lavoro che mi permetta di pagarmi la pensione. Quindi, se qualcuno mi chiede: “E’ giusta la riforma delle pensioni?” Si, perché io inizierò a lavorare a trentanni e smetterò a settanta e come giovane studente di medicina so che fra quaranta anni l’età media di morte sarà a 95 anni.

Come giovane progressista e democratico penso che questa manovra non sia equa. L’indicizzazione delle pensioni deve arrivare perlomeno a 2000 euro. L’ICI o IMU deve essere proporzionata al reddito. Gli esercizi commerciali religiosi devono pagare un’imposta. Sopra 200mila euro ci vuole un contributo di solidarietà. Chi lavora dall’età di 15 anni deve poter andare in pensione. I costi della politica devono essere tranciati: dimezzate i parlamentari come avete fatto con noi consiglieri provinciali, tagliate i loro stipendi. La tassazione dei capitali scudati deve essere raddoppiata.

Ma, purtroppo, qualcuno ci ha portato qui, sull’orlo della bancarotta. Chi ha vissuto al di sopra delle sue possibilità negli anni settanta, ottanta, novanta. Chi ha mangiato tanti soldi pubblici fin qui sottraendoli a noi. Gli speculatori finanziari che hanno causato questa crisi e che se la dovrebbero pagare. Il capitalismo marcio che distribuisce i profitti in modo iniquo. Il debito pubblico che i nostri genitori hanno caricato sulle spalle di noi che non eravamo ancora nati. Tutto questo ci ha portato qui.

Ma siccome io preferisco alla bancarotta i sacrifici che dicevo prima, all’ultima domanda, quella cruciale, e cioè: “la voteresti questa manovra?”, col cuore in gola, risponderei “SI”. Io non me la sento di far fallire l’Italia.

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