Ago 8

Ieri notte, alle 20:00, iniziava il mio primo turno in ambulanza con il 118. Ma non era solo il mio primo turno di primo intervento, era il mio primo incarico, la mia prima esperienza, il mio primo vero “giorno di lavoro” inteso in senso marxiano e, cioè, eseguito e retribuito. L’ansia mi assaliva dal secondo successivo al quale avevo dato la mia disponibilità al coordinatore dei medici del primo soccorso della Bassa Val di Cecina e, nonostante le sue rassicurazioni, il mio stomaco si apriva con difficoltà da almeno 12 ore. Pensavo a tutto ciò che mi sarebbe potuto accadere e a come avrei dovuto agire, quale protocollo attivare, quale procedura iniziare. Cosciente di avere una ottima preparazione teorica, hai sempre il dubbio di non essere all’altezza della situazione reale. Solo l’esperienza e l’abitudine ti scacciano via dubbi e incertezze ma, io ero all’inizio di questo lungo percorso che era la mia vita professionale.

Vestito di tutto punto, esco di casa fra gli immancabili incoraggiamenti dei miei immancabili familiari; Juli mi fa da autista e da sostegno fino all’arrivo alla postazione. Ora sono io. Entro. Tempo zero, la prima chiamata. Crisi Epilettica tipo Assenza a Donoratico. “Via, vai te!” mi dice il medico che sta smontando. Andrò. Vado. A sirene spiegate, seduto davanti, è tutta un’altra storia. Salgo le scale, visito, tutto bene. Mentre faccio il verbale, Codice Rosso a Bolgheri: aggressione. E via così. Medico le ferite. Portiamo al pronto soccorso per motivi medico legali. Rientro in sede…no, altro Codice Rosso a La Zattera. ECG, Saturazione, Pulsazioni, Parametri Vitali. Aveva bevuto un pò troppo, ma stava bene. Rientro in sede. Ore 00:00. Come battesimo non è stato per niente male. Ma non è finita. Ore 02:15. suona quella suoneria inconfondibile e assordante. Crisi asmatica non controllata dalla guardia medica sul luogo. Io sospetto una embolia polmonare. Pronto Soccorso. La lasciamo e torniamo, questa volta definitivamente in sede.

Prima notte della mia vita terminata. Mi sento cresciuto, più grande. La paura era sparita con il passare dei minuti. Ero stato all’altezza del mio lavoro. Niente panico, l’ansia resta come è giusto che sia: l’ansia, entro questi limiti, acuisce attenzione e capacità intellettive.

Grazie a chi c’era, prima, durante e dopo il turno. Grazie ai volontari, impagabili per competenza e simpatia.

La prima notte è passata ma non la dimenticherò mai.



Lug 17

Quando ho chiamato il medico di famiglia da cui ho fatto il tirocinio per comunicargli che avevo superato con successo l’esame di stato per l’abilitazione alla professione di medico chirurgo, lui mi ha detto: “o bravo, ora sei diventato un dottore…intero!” Dentro quell’intero c’erano tutte le aspettative di anni di studio, di fatiche più o meno ricompensate, di gioie e di incazzature. Dentro quell'”intero” c’era quella soddisfazione a metà data da una laurea in medicina che ti chiude un percorso ma che non ti apre ancora definitivamente la porta del mondo del lavoro. Ma, ora, quella porta è spalancata ed è arrivato il momento di uscire con la determinazione di poter dire la mia, con la voglia di stupire e, soprattutto, di essere utile: questo è ciò che mi ripeterò ogni volta che indosserò quel camice che mi guarda da dentro l’armadio e quella divisa verde, con orgoglio e con umiltà sotto la mascherina. Continuo a pensare che questo esame sia una formalità del tutto superflua considerando i 6 anni di medicina cui siamo stati sottoposti ma, ora, voglio goderne l’esito, come un ulteriore prova da raccontare, come un altro brivido di incertezza nell’attesa dei risultati da vivere, come un altro traguardo cui ambire, come la gioia nel varcare questo traguardo.



Giu 12

Quello che segue, come il microchip nel cervello di qualche giorno fa, rappresenta un sogno della medicina. Mi piacerebbe far parte di questo sogno perché è anche il mio.

I topi paralizzati riprendono a correre
I ricercatori: “Test sull’uomo fra pochi anni”

Su New Scientist i risultati insperati ottenuti al Politecnico di Losanna. I ricercatori hanno applicato un metodo che combina un intervento di “risveglio” dei neuroni “dormienti” del midollo spinale e una riabilitazione sostenuta da un sistema robotizzato

ROMA – Topi paralizzati in seguito a gravi lesioni spinali hanno ripreso a camminare e correre grazie a una innovativa tecnica di riabilitazione combinata messa a punto da un team di ricercatori svizzeri del Politecnico federale di Losanna. Lo studio e i risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sulla sito New Scientist e sulla rivista Science.

Il metodo, che apre nuove prospettive della ricerca sulle possibile terapie per affrontare la paralisi anche negli uomini, è stato realizzato attraverso due fasi. La prima è consistita nel “risveglio” dei neuroni dormienti, ottenuto con una stimolazione di tipo elettro-chimico; la seconda è stata una riabilitazione vera e propria, condotta con l’ausilio di un’imbragatura guidata da un sistema robotizzato.

Come illustrato dallo studio su Science, per dare la sveglia ai neuroni “dormienti” del midollo spinale, si è cominciato iniettando una soluzione ricca di molecole attivatrici (chiamate “agonisti delle monoamine”) che si legano ai recettori di dopamina, adrenalina e serotonina, preparando le cellule nervose ad agire per coordinare i movimenti degli arti inferiori al momento giusto. Dieci minuti più tardi, si è proceduto con una stimolazione elettrica del midollo spinale, impiantando gli elettrodi nella parte più esterna del canale vertebrale, il cosiddetto spazio epidurale.

I topi così trattati sono stati quindi messi alla prova posandoli sulle zampe posteriori sopra una superficie piana e inducendoli al moto attravero un’esca a vista, un pezzo di cioccolato posto poco distante. In questa fase gli animali sono stati sostenuti da una piccola imbragatura collegata a un sistema robotizzato che interviene nel caso che il topo perda l’equilibrio. Il test è stato ripetuto fino a quando ha ottenuto un risultato insperato.

“Dopo un paio di settimane di neuroriabilitazione – spiega nello studio il coordinatore del  team di Losanna, Gregoire Courtine – i nostri topi non solo cominciano a camminare volontariamente, ma riescono anche a sprintare, salire le scale ed evitare gli ostacoli”. Courtine si dice ottimista riguardo alle future possibili applicazioni per la salute umana, e pensa che nel giro di un paio di anni possa cominciare la sperimentazione presso il centro specializzato per le lesioni del midollo spinale del Balgrist University Hospital di Zurigo.

da www.repubblica.it



Mar 21

Penso che oggi, senza alcun dubbio, sia stato uno dei giorni più belli della mia vita e il concetto di “primo giorno di primavera” lo esprime in modo sublime. Ho sognato questo momento per anni e adesso che è arrivato non me ne rendo ancora conto. Stamani mi sono svegliato, ho riguardato la presentazione della Tesi, mi sono vestito e alle 8 e 15 ero nell’aula magna della scuola medica per evitare disguidi tecnici. Il tutto completamente inebetito e con uno stato di tranquillità non senza un pizzico di incoscienza per ciò che stavo andando a realizzare. Ansia… ma, allo stesso tempo, immensa felicità: me lo dovevo godere, era il mio giorno, una quantità di amici spropositata era lì per me, per sostenermi e omaggiarmi, sapevo che non avrei potuto deluderli per niente al mondo. La mia famiglia agognava questo giorno, forse più di me, da tanto tempo e io non potevo tradirli. La mia ragazza mi aveva sopportato anche troppo: ora dovevo ringraziare anche lei. Penso di averlo fatto nel migliore dei modi cercando di far rendere orgogliose di me tutte le persone che erano lì per me. Ho esposto la tesi con tranquillità cercando di non smanaccare troppo ma non penso di esserci riuscito con successo. Ho risposto a ben tre domande della commissione di laurea e mi sono difeso bene. Il Prof. Miccoli, il mio Prof. Lutzemberger (che era smontato di notte e che ringrazio ancora) e il resto della commissione sono stati favolosi anche se, a tratti, un po’ chiassosi. Mi han dato 110 e lode e l’unica cosa che mi ricordo di quel momento è stato lo sguardo di Miccoli e il tifo da stadio con l’applauso più bello che abbia mai ricevuto. Poi il rinfresco a casa a Pisa, i regali, gli amici, la famiglia che non ringrazierò mai abbastanza. La sera i parenti, di nuovo i regali, i loro auguri. Oggi, lo ribadisco, è stato senza dubbio uno dei giorni più belli della mia vita.



Nov 22

Sei anni fa pensavo spesso al momento in cui avrei dato l’esame di Chirurgia Generale. Avrebbe voluto dire vedere la fine, o, perlomeno, l’obiettivo da raggiungere perché dopo quello ci sarebbe stata la Laurea e poi Medici Senza Frontiere e il sogno di una vita: salvare vite. Oggi questo è successo ed ho “superato con profitto l’esame di Chirurgia Generale”. E, sebbene non sia solito scrivere dei miei successi in pubblico, questo è il mio blog e questo è uno degli avvenimenti più importanti che mi siano successi negli ultimi tempi. Avevo bisogno di scriverlo perché sarà importante per tutto ciò che succederà nei prossimi mesi. E’ stato un onore seguire le lezioni del Prof. Miccoli, esperto mondiale di endocrinochirurgia e inventore della tecnica mini-invasiva di tiroidectomia video-assistita, un po’ meno soddisfatto della conduzione dell’esame con le domande dei sui collaboratori. Ma l’importante è ciò che è stato. E ciò che sarà. A breve. Molto a breve, spero.